domingo, 30 de outubro de 2011

Solenidade de Todos os Santos / Solemnitas Omnium Sanctorum


Missa cantada pelo Padre Armindo Borges na Igreja do Santíssimo Sacramento, em Lisboa, entre os Armazéns do Chiado e o Largo do Carmo, às 18 horas do dia 1 de Novembro.

Orações próprias da Missa de Todos os Santos, dia 1 de Novembro (no scribd e em .DOC)

sexta-feira, 28 de outubro de 2011

31º Domingo do Tempo Comum / Dominica XXXI per annum

Partituras:
Próprio completo (PDF)
Ofertório com versículos (PDF)

Missa cantada pelo Padre Armindo Borges na Igreja do Santíssimo Sacramento, na Calçada do Sacramento em Lisboa, ao 12h15.

Tradução das orações próprias da Missa do 31º Domingo do T.C. (.DOC)

Intróito Ne derelinquas me Domine, Sanctus XII e Agnus Dei XII "Pater cuncta" (5:39), cantados pelos Cantores Gregorianos de Cremona:



No ano C, canta-se Miseréris omnium, Dómine.


Ofertório Benedic anima mea, aqui na voz do francês:




Eis a comunhão Notas mihi fecisti, cantada por Tiago Barófio:




Ainda sôbre esta comunhão escreveu o mesmo Tiago Barófio:
Il Missale Romanum propone due antifone. La seconda è tratta da Gv 6, 58: “Sicut misit me vivens Pater, et ego vivo propter Patrem …”. La prima è assunta anche nel Graduale Romanum: “Notas mihi fecisti vias vitae, adimplebis me laetitia cum vultu tuo, (Domine)” (Sal 15, 11). Questa antifona nella tradizione era cantata il secondo martedì e il terzo mercoledì di quaresima. L’Ordo Cantus Missae l’assegna ora a dieci occorrenze, dal terzo mercoledì di quaresima alla messa dei defunti.
La melodia nelle fonti medievali si presenta in quattro recensioni modali (re autentico, mi plagale, fa aut. e sol aut.). Mentre il Graduale Romanum tramanda una recensione all’acuto (VII modo), il Graduale Novum segue una delle recensioni al grave con inizio la e finale do (I modo). Due nuclei melodici sono ripetuti nella breve melodia: “mi re” all’inizio, (sol) la si do (re) successivamente. La presenza di quattro “mi re” sulle sei sillabe iniziali, per evitare di cadere nel banale, esige che nell’esecuzione si rispetti la dinamica suggerita dalle notazioni neumatiche. Esse indicano una estrema variabilità di suono. Una fluidità dinamica che richiama, in un contesto musicale del tutto diverso, la ricchezza espressiva di un Arturo Benedetti Michelangeli.
All’inizio dell’itinerario liturgico, nella prima domenica d’avvento, l’introito e il verso del responsorio graduale con le parole del salmo 24, 4 hanno ravvivato nel nostro cuore il desiderio di D-i-o, la volontà di comprendere i suoi disegni, l’impegno di seguire la traccia che la sua misericordia imprime all’esistenza: “Vias tuas, Domine, demonstra mihi, et semitas tuas edoce me”.
Mentre ci avviciniamo alla scadenza dell’anno liturgico, il cantore ci invita a fare il consuntivo di questo lungo periodo. Nonostante tutto – dalla tiepidezza al peccato, dalla paura che rende impacciati e vigliacchi alla presunzione di cavarcela da soli – possiamo trovare qualche elemento che ci rassicura. Abbiamo percorso anche un tratto delle viae vitae. Forse senza entusiasmo, senza renderci sempre conto di che cosa era in gioco. Ma a un certo momento il nostro sguardo ha incrociato un volto, è stato sorpreso da un incontro. Un volto radioso o un viso deturpato, poco importa. Nella nostra memoria si è impresso ora il sorriso del Bimbo di Betlemme, ora il volto sanguinante che ha lasciato l’impronta sul velo della Veronica: è Cristo che s’avvicina, ci interpella, ci redarguisce, ci consola, ci dona speranza, allarga il nostro cuore in una nuova esperienza di pace. Come s’esprime il cantore: ”Adimplebis me laetitia cum vultu tuo - pienezza di gioia davanti al tuo sguardo”. L’esperienza di san Benedetto, quando vive apparentemente solo, perché la sua è una solitudine plurale: costantemente sotto lo sguardo di D-i-o.

quarta-feira, 19 de outubro de 2011

Música própria do 30º Domingo do Tempo Comum / XXX Hebdomada per annum

Partituras:
  • Próprio gregoriano autêntico em Latim (PDF)
  • Ofertório autêntico com versículos (PDF)

Tradução Portuguesa das orações da Missa (no scribd; descarregar .DOC)


Partituras e traduções para se cantar com o Padre Armindo an Igreja do Sacramento em Lisboa (autoria do Miguel Pereira).


Intróito Laetetur cor quaerentium Domini, pelos Cantori Gregoriani de Fulvio Rampi
Credo I (6:40):
 


Comentário de Tiago Barófio:
La formula iniziale del canto non lascia dubbi sull’impianto della melodia. L’attacco dal grave “LA do re” presenta una peculiarità specifica del II modo (re plagale). Per altre due volte il canto scende al LA quando cadenza a metà della II e della III frase. Dalle profondità abissali del cuore si alza lo sguardo che solleva la persona sino a incontrare il volto di D-i-o: il la acuto accomuna quaerentium e eius (D-i-o).
Nei versi 3 e 4 del salmo 104, il testo dell’introito, ben tre volte emerge l’interlocutore di D-i-o. Non è l’uomo, considerato come realtà astratta o anonima, bensì la persona che fa della sua vita la ricerca di D-i-o. Il testo è martellante, non dà tregua. Prima si prende atto che ci sono quaerentes Dominum. La ricerca risponde a un imperativo: quaerite Dominum. Si sottolinea, infine, che non si tratta di uno sforzo momentaneo né di un impegno intermittente: quaerite faciem eius semper.
Non si può non ricordare la parola di san Benedetto quando, nella Regula al capitolo LVIII, come prima verifica del candidato alla vita monastica pone l’atteggiamento della ricerca. Il responsabile della formazione verifichi “si revera Deum quaerit”. Si tratta di un aspetto fondante l’esistenza cristiana nella sequela di Cristo, che non è per nulla limitato alla sola vocazione di speciale consacrazione.
Tre aspetti emergono dall’affermazione del patriarca del monachesimo occidentale: 
1] “Deum”: il battezzato, dovunque egli sia, si trova sempre alla presenza di D-i-o. Presenza polimorfa nell’Eucaristia e nella Parola, nel roveto ardente e nella brezza di biblica memoria, nel silenzio e nella comunione con il prossimo. Presenza che spesso, sul piano dei sensi, è percepita come assenza. Una prova centrale della fede, quando l’uomo è spogliato di ogni puntello emotivo, intellettuale, umano. Tutto sembra un miraggio, un colossale e perfido inganno ... Anche Davide ritorna più volte su questa esperienza, ad esempio, quando canta con il salmo 87, 15 “Perché, Signore, mi respingi, perché mi nascondi il tuo volto?”.
2] “quaerit”: la Presenza è ovvia, ma non è un fatto scontato. D-i-o stesso si fa cercare – a volte sembra giochi a nascondino – dopo essersi messo per primo a inseguire l’uomo, sin dal Paradiso, quando Adamo cercava di sfuggirgli. Nonostante tutte le nostre debolezze e lo smarrimento, si può trovare D-i-o dopo soli pochi momenti o forse al termine di una vita. Ma il trovarlo non è mai un possederlo, tanto meno in modo definitivo. L’itinerario della fede non è soltanto una fuga immobile, è un’ascesa di vetta in vetta ed insieme un immergersi da un abisso in un abisso sempre più profondo. 
3] “revera”: questo termine fissa la condizione necessaria affinché si possa iniziare e portare a termine la ricerca. Si tratta della verità quale adesione sincera al progetto di D-i-o che impone coerenza e coinvolgimento costante di tutta la persona. Una ricerca che può registrare ombre, delusioni, ostacoli e quant’altro di negativo con gravi conseguenze come il venir meno, l’interrompere il cammino, il lasciarsi travolgere dalla sfiducia abbandonandosi alle correnti impetuose del momento. “revera”: quando si allarga l’orizzonte scuotendoci dal torpore, quando si supera la curiosità superficiale e si percorrono vie nuove. Con la passione che supera i vortici della deriva. 
Una mappa per ritrovare le tracce perdute di vista sono offerte ancora da san Benedetto, al capitolo IV dove elenca gli “instrumenta bonorum operum”.
27-10-2013




Aleluia Lauda Ierusalem cantado pelo eslovaco:




Ofertório Domine vivifica me, pelo Pedro Desmazeiros:




Comunhão Laetabimur in salutari tuo pelo conjunto Euouae de Steven Olbash:




Missa celebrada pelo Padre Armindo Borges, na Igreja do Santíssimo Sacramento, em Lisboa, no Domingo, dia 23 de Outubro de 2011, às 18h.

segunda-feira, 10 de outubro de 2011

Música própria do 29º Domingo do Tempo Comum / Hebdómada Vigésima Nona Tempus per annum

Intróito Ego clamavi (gravação nossa)


Comentário do Tiago Barófio:
È ormai la quinta domenica di seguito che l’introito presenta una melodia in mi. Ego clamavi è in III modo. Su Ego/Io il tractulus iniziale indica la partenza da un mi che non si deve sfuggire. La melodia invita a raggiungere l’equilibrio tra questa nota ben consolidata e la successiva tristopha sul fa. Anche all’inizio della seconda parola la melodia si distende su re-re sol per slanciarsi subito verso il do (un si probabilmente in origine). Queste due note, si e do, si contendono con il sol alcuni brevi passaggi di recitativo che sostengono la preghiera del salmo 16, versi 6 e 8.
Interlocutore di Ego è quel D-i-o che Davide riconosce come suo Signore, in una condizione del tutto diversa dalla propria. L’intimità con l’Eterno non può degenerare in una specie di superficiale cameratismo. Con il salmista anche il cantore esprime la sua sottomissione nel cantare la parola Domine con una particolare attenzione, senza mortificare nessuna delle tre entità melodiche che comunicano il sereno tremore nel pronunciare un vocabolo ricco di risonanze (tanto che i signori e signorotti della società civile e della stessa Chiesa non erano chiamati dominus, bensì domnus, come ricorda la liturgia con la formula di benedizione del lettore “Iube, domne, benedicere”).
Ego si pone di fronte a Deus/Dominus in un atteggiamento di riconoscenza e di fiducia. È interessante confrontare varie traduzioni. Il messale odierno: “Io t’invoco, mio Dio, dammi risposta”; Esapla dei Salmi: testo ebraico “A te ho gridato perché mi esaudisci”, testo greco “Io ho gridato perché tu mi hai esaudito”; Eugenio Zolli: “Io ti invoco, esaudiscimi, deh, o Dio”; Menachem Emanuele Artom: “Io Ti ho invocato, certamente mi esaudirai, o Dio”; Samson Raphael Hirsch “Ich rief dich, daß du mir antworten mögest, Gott” ... Secondo il rabbino Hirsch “non ti ho invocato per allontanare la sofferenza, bensì ti ho invocato perché Tu mi rispondessi, come il bimbo che nella notte chiama la mamma per assicurarsi che la mamma è ancora vicina a lui...”.
La comunione di vita tra figlio e madre fa comprendere meglio la plasticità del linguaggio biblico che vede D-i-o piegarsi nel tendere l’orecchio: il solo sapere che si è ascoltati rassicura l’orante ormai certo di essere esaudito. D-i-o non ascolta senza realizzare il grido o il silenzio di chi volge lo sguardo e balbetta impacciato quello che urge nel profondo del cuore. 
D-i-o madre è avvicinato nella pace di chi si sente da lui protetto come la pupilla dell’occhio. Con un’immagine assai ardita D-i-o è visto come una chioccia che allarga le ali per stendere la sua protezione sui pulcini, inesperti della vita che creano tanta confusione.
A partire da queste esperienze comuni che costellano la vita quotidiana, il cantore si avventura nella preghiera di domanda. La richiesta non è una pretesa irriverente nello sforzo di crearsi una condizione di vita esente da difficoltà. La domanda è semplicemente la conseguenza di un atto di fede e di abbandono alla divina Provvidenza. Se D-i-o non ha l’orecchio attento ai bisogni dei suoi figli, se i suoi occhi sono distratti altrove, se le sue ali sono chiuse nella sola compiacenza di se stesso, sarà un dio tra tanti idolucoli, ma certo non è il D-i-o che nella storia si è rivelato nostro Padre e nostra Madre.
E noi, che di D-i-o siamo i figli e portiamo impressi alcuni tratti del suo Volto misericordioso, con la nostra presenza nel mondo siamo testimoni della sua attenzione per i poveri e gli sfiduciati?
2013-10-20


Escutai ainda a gravação dos Cantori Gregoriani de Fulvio Rampi:
Intróito Ego clamaui e
Gloria IX "Cum Iubilo!" (10:15):



Salmo Responsorial Gradual Salvum fac populum (gravação nossa):



Gravação do cântico do ofertório Meditabor (gravação nossa; também se canta no 2º Domingo da Quaresma):



Cântico da Comunhão Domine Dominus noster (gravação nossa):


Sobre esta comunhão, explica-nos Bruder Jakob:
Nel formulario di questa domenica affiora ancora il tema dell’incarnazione del Verbo. Il Missale come antifona alla comunione presenta un verso della pericope evangelica (il prologo Gv 1, 1-18): “Omnibus qui receperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri” (Gv, 1, 12). Nel Graduale il canto riprende un verso del salmo 8 che apre e chiude l’inno davidico (Sal 8, 2 = 10). Quest’antifona di comunione nella tradizione era assegnata al II lunedì di quaresima; in seguito e saltuariamente si cantava anche il sabato delle Quattro Tempora di Pentecoste. 
Assai forte è l’attrazione della tonica in questa melodia in II modo plagale che termina sul re sei delle otto parole di rilievo (Domine/terra, noster/tuum, nomen, universa). Il la grave, caratteristica peculiare del modo, appare solo all’inizio nella parte finale (in universa). Il nucleo forte della formula dossologica occupa la posizione centrale e costituisce pure il culmine melodico (si bemolle) con un prolungato ricamo sul la (quam admirabile est). 
Gesù - Emmanuele: sono questi i primi nomi con cui si riconosce il Verbo abbreviato nella carne mortale. Il primo nome sottolinea la dimensione soteriologica del Logos divino. La sua missione si riassume in un vocabolo: salvezza, con tutte le sfumature che man mano si riescono a decifrare e riconoscere nell’opera di D-i-o e nella storia dell’uomo. Siamo di fronte alla redenzione, al ricupero del peccatore, alla restituzione della dignità creaturale che trova proprio ora la sua massima espressione e bellezza. L’uomo è riconosciuto figlio nel Figlio. Fondamento, questo, del convivere sociale dove tutti sono coeredi del Regno, tutti sono chiamati a cooperare nella forza dello Spirito santo... 
Il secondo nome “D-i-o con noi” ribadisce la relazione unica instaurata dal Verbo con ogni persona che l’accoglie nella fede. D-i-o nel Logos si abbrevia ulteriormente nella Parola, si rende disponibile, sana fratture e colma distanze. Non solo Lui è uno di noi, ma noi siamo Lui. Chiamati non solo a completare le sofferenze del Crocifisso, ma inviati a rendere tangibile nel mondo la sua santità, la sua verità, la sua vita. Essere “via” nell’aiuto reciproco di mediare i tesori che D-i-o a ciascuno affida in un gesto totalmente gratuito. 
Il salmo 8 invita il cantore e l’intera comunità a riscoprire l’indicibile nel quotidiano, a prendere coscienza che in ogni singolo istante ciò che è dato per scontato, in realtà è un fatto unico, irrepetibile. Un’occasione da valorizzare, una situazione che non si ripeterà mai più. Responsabilità bruciante. La persona si trova al centro del cosmo, circondata da gloria e onore, posta quale signore del creato. Universo da ricreare ogni giorno, da purificare e rendere fecondo, da abbellire e farne una dimora accogliente per tutti, nessuno escluso, grande e piccino, indigeno e forestiero, nel nome di D-i-o. Tutta la terra è invitata a risuonare e a trasmettere il Nome, farlo rimbalzare da notte a notte e da giorno a giorno. Con le labbra di piccini e di lattanti (sal 8, 3), purificate dai carboni che hanno reso profeta verace Isaia (Is 6, 6). “… Tutto hai posto sotto i suoi piedi, … gli uccelli del cielo e i pesci del mare …” (cfr. sal 8, 6-9). Qual è l’orizzonte della nostra esistenza? Ce ne rendiamo conto? Che cosa esprimiamo realmente con l’antifona di comunione?

Partituras que usámos para a Dominica XXIX per annum, em 2011, na Igreja de Nossa Senhora da Encarnação, no Chiado, em Lisboa:


Folha com o próprio e traduções para se cantar com o Padre Armindo na Igreja do Sacramento (autoria: Miguel Pereira).

terça-feira, 4 de outubro de 2011

Música própria do 28º Domingo do Tempo Comum / Hebdomada XXVIII per annum

Partirtura do Próprio gregoriano autêntico (PDF).

Traduções para a Missa cantada pelo Padre Armindo Borges na Igreja do Santíssimo Sacramento, no Chiado, em Lisboa, ao 12h15.

O intróito Si iniquitates cantado pelo eslovaco:



Comentário de Tiago Barófio:
La formula iniziale – con la caratteristica voluta (mi-re-sol) e l’ascesa al si-do-si – introduce il cantore nel clima del III modo (mi autentico). La rima melodica con cadenza rovesciata (si-do invece di do-si) su Domine e sustinebit segnala nel primo caso la sospensione della frase prima di riprenderla con il secondo Domine; nel secondo caso si esprime un’interrogazione con un’adeguata forma musicale. Quattro volte il flusso melodico insiste sulla IV discendente do-sol. Questo passaggio favorisce un certo movimento del canto tra i brevi recitativi ribattuti su do (in realtà si), re e sol. Il passaggio sulla tuba re e l’apice ornamentale do-mi-re-mi sottolineano il tema centrale dell’introito “Domine quis sustinebit ?”.
L’antifona riprende i versi 3-4 del salmo 129, i cui due versi iniziali sono ricuperati nella successiva salmodia. È il noto De profundis.
Nell’immaginario collettivo, a torto questo salmo è collegato quasi esclusivamente al contesto esequiale. L’introito odierno esige una lettura più ampia e una riappropriazione sincera nella vita quotidiana. La stessa liturgia della Parola nel martedì precedente e nel successivo giovedì propone l’intero inno biblico quale salmo responsoriale delle rispettive celebrazioni eucaristiche. Negli anni dispari, nel martedì della XXVII settimana ordinaria il De profundis fa da contrappunto alla lettura del profeta Giona (3, 1-10); nel giovedì della XXVIII il salmo elabora la risonanza interiore provocata dalle parole dell’apostolo Paolo nella lettera ai Romani (3, 21-30). Lettera che, come ricordava Karl Barth, era stata indirizzata ai cittadini dell’Urbe affinché potesse essere recapitata a noi, personalmente a ciascuno di noi, oggi.
Come il figlio prodigo, il cantore è chiamato a rientrare in se stesso, a scendere nelle profondità del proprio essere, a raggiungere il fondo dell’abisso dove sono radicate le fondamenta del proprio edificio spirituale. È il luogo dove s’innalza il tempio progettato dallo Spirito santo, tempio talora incustodito e in rovina, tempio che, sedotti dalla suggestione accattivante del Nemico, riusciamo a trasformare perfino in luogo di culto idolatrico. Per tanti motivi, dalla vergogna alla paura, siamo tentati di lasciare le cose come stanno, rifiutiamo di scendere nel regno delle tenebre che la sola luce della fede è in grado di dissipare. Eppure, Davide parla chiaro: “De profundis”. L’invocazione orante o sale dall’abisso oppure rischia di rinsecchire e morire sul nascere. 
Scendere nei crepacci del cuore non per commiserarsi e lamentarsi per le proprie colpe, bensì per restaurare il tempio: è questa la collaborazione primaria che D-i-o propone all’uomo. Condizione per rientrare in comunione con Lui, comunicare la sua Parola, essere strumenti di giustizia, innalzare nel canto il cuore di tutti e con la preghiera cantata dare voce a chi non trova ancora il cammino della conversione.
Domine quis sustinebit? Noi di certo non abbiamo la forza di reggere il peso delle nostre e altrui colpe. Il Figlio unigenito ha preso su di sé il peccato del mondo, la sua morte in croce ha sconfitto la morte. Lo sguardo di D-i-o scruta le colpe non per infierire sui disgraziati, ma perché impariamo a considerare le nostre colpe con occhi nuovi, con misericordia.
2013-10-13


Outra interpretação do mesmo intróito Si iniquitates observaveris Domine, cantado pelos Cantori de Fulvio Rampi (1:40), o Kyrie IX "Cum Iubilo" (6:58), e a antífona Asperges me Domine para a aspersão do povo com água benta em substituição do Kyrie (9:07):
 

1ª Leitura: Isaías 25,6-10a
Ofertório Recordare mei:
  • Partitura com antífona e versículos (PDF).
  • Interpretação do Pedro francês:



Lêde o comentário de Tiago Barófio à comunhão Aufer a me (PDF)
Interpretação do Pedro francês:




Gravação de 14/10/2017:


Versículos para Comunhão Dico vobis gaudium est, pelo Felipe Gomes de Souza Araújo:

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