sexta-feira, 1 de maio de 2015

Música da Vigília Pascal da Noite Santa / Dominica Paschae in Ressurrectione Domini ad Vigiliam Paschalem in Nocte Sancta

Cântico para depois da 1ª Leitura, o tracto Jubilate Dómino, aqui cantado pelo eslovaco:

Alegrai-vos no Senhor, terra inteira: servide ao Senhor com alegria. V. Entrai na sua presença em exultação. V. Sabei que o próprio Senhor é Deus. V. Êste nos fez, e não nós a nós mesmos: e nós (sômos) o povo d'Ele, e as ovelhas da Páscoa d'Ele.



Depois da Epístola canta-se a Alleluia Confitémini Dómino, aqui comentada por Tiago Barófio:
VIII modo (sol plagale)

Confitemini Domino quoniam bonus,
quoniam in aeternum misericordia eius
(sal 117, 1)

Al triplice grido del diacono “Lumen Christi” - “La luce di Cristo/La luce è Cristo” – giustamente l’antica liturgia beneventana prevedeva il canto dell’Exultet non all’inizio, bensì alla conclusione della liturgia della Parola – risponde il triplice canto dell’Alleluia, ripetuto anch’esso innalzando la voce. La melodia è breve e semplice (forma: aab - SCHLAGER, ThK 254), s’innesta sul clima gioioso del Gloria in excelsis Deo e funge da introduzione al verso “Confitemini Domino”. Questo è un susseguirsi di onde in una serrata tensione verso l’acuto della dominante re, una scelta per evidenziare il protagonista e alcuni momenti della celebrazione pasquale. 
Al centro dell’affresco sonoro si colloca D-i-o che siamo chiamati a incontrare quale creatore e salvatore. Egli è buono. All’uomo nella Pasqua di Cristo è perciò offerta l’occasione di conoscerlo per quello che Egli è: misericordia senza limiti. Non si tratta di ampliare qualche nozione del catechismo o della riflessione filosofica. La conoscenza di D-i-o o si fa esperienza vissuta oppure si riduce a vuoto inconsistente, sorretto dal nulla e destinato a polverizzarsi nel nulla. L’esperienza della misericordia non è fine a se stessa (com’è bello!). Se è autentica, si traduce necessariamente in moltiplicazione e diffusione e condivisione. Senza porre altra condizione se non l’adesione alla Parola e all’accoglienza del dono gratuito che D-i-o fa di se stesso.
Siamo puntini sparsi nell’universo e sospinti dalle correnti delle dinamiche mondane: potere, denaro, apparenza e tutta la galleria delle proposte insensate di un certo politicume che si fa gioco e umilia le persone in perfide iniziative di “liberazione”. Rischiamo di non aver segnali di riferimento convincenti e sicuri. La liturgia della veglia pasquale viene in soccorso alla nostra debolezza. Argina le falle delle nostre amnesie e distrazioni. Attraverso la liturgia della Parola con le letture, i canti e le preghiere congiunti a ogni proclamazione, siamo ricondotti nel solco della storia reale.
L’orizzonte delle nostre sparute vicende individuali si allarga. Entriamo nell’orizzonte della storia di D-i-o e dell’uomo, a partire dal momento nebuloso e distantissimo della creazione sino ai fatti concreti che hanno visto schiere di protagonisti divenuti collaboratori di D-i-o, talora guastatori e sabotatori del suo disegno. È tutto un andirivieni di persone che assurgono a simboli di fedeltà e tradimento, di perseveranza e abdicazione, di obbedienza e rifiuto, di umiltà e irrisione. 
Oggi non ci troviamo più immersi nella storia d’Israel e della Chiesa antica. Siamo messi con le spalle al muro di fronte a noi stessi. Ciascuno può dischiudere la porta verso la verità del proprio essere e del proprio agire. Gelide ombre si allungano sulla nostra persona, è v ero, ma la luce – che è Cristo – non s’arresta davanti a nessun ostacolo. Penetra negli abissi, scandaglia dietro gli angoli. È una luce che sembra quasi accecare. Provoca reazioni di rigetto suggerite dalle voci suadenti di una squadra specializzata, bene istruita da Berlicche (al riguardo Lewis è più convincente di tanti libri di religione).
Tutto finirebbe miseramente, se non riuscissimo a intravvedere un volto dai mille aspetti: il bimbo Gesù, l’apprendista carpentiere nella bottega di Giuseppe, il figlio di Maria alle nozze di Cana, il maestro itinerante e paziente di un manipolo di dodici disperati randagi, l’accusato di blasfemia, il condannato piegato sotto il patibolo, il re della vita inchiodato dalla morte, la luce radiosa del Risorto… Tanti, quasi innumerevoli sono gli aspetti del Figlio di D-i-o. 
In uno di questi volti ciascuno può riconoscere se stesso. Alleluia! Cristo è risorto. Con Lui anche noi risorgiamo a vita nuova.

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